«All’esterno apparite giusti, ma dentro…»

Il Vangelo di oggi continua con parole molto forti di Gesù rivolte agli scribi e ai farisei.

«Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che assomigliate a sepolcri imbiancati: all’esterno appaiono belli, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni marciume.»

È un’immagine dura.

Gesù non la usa per il gusto di condannare, ma per mettere davanti agli occhi dei suoi ascoltatori una delle tentazioni più pericolose della vita spirituale: preoccuparsi di sembrare giusti invece di lasciarsi realmente trasformare da Dio.

È molto facile pensare che queste parole riguardino soltanto i farisei vissuti duemila anni fa.

In realtà riguardano anche noi.

Quando l’apparenza prende il posto del cuore

Tutti abbiamo un’immagine di noi stessi che mostriamo agli altri.

Desideriamo essere considerati buoni, generosi, pazienti, credenti, affidabili.

Non c’è necessariamente qualcosa di male in questo. Il problema nasce quando iniziamo a preoccuparci più di come appariamo che di chi siamo realmente davanti a Dio.

Possiamo parlare di perdono e custodire rancore.

Possiamo parlare di misericordia e giudicare continuamente.

Possiamo pregare molto e poi essere duri con chi vive accanto a noi.

Possiamo mostrare una grande devozione e, nello stesso tempo, lasciare che nel cuore crescano orgoglio, invidia o risentimento.

È qui che Gesù ci invita a fermarci.

Non per dirci: «Sei un fallimento.»

Ma per dirci:

«Lasciami entrare anche lì.»

Dio vede ciò che nessuno vede

Davanti agli uomini possiamo nascondere molte cose.

Davanti a Dio non abbiamo bisogno di farlo.

Lui conosce ciò che pensiamo quando nessuno ci ascolta.

Conosce le ferite che non raccontiamo.

Conosce le nostre contraddizioni, le cadute, le paure, i desideri e perfino quelle parti di noi che facciamo fatica ad accettare.

Eppure continua ad amarci.

Questa è la grande differenza.

Lo sguardo di Cristo non è lo sguardo di qualcuno che cerca un difetto per accusarci. È lo sguardo del medico che vede la ferita perché desidera guarirla.

Per questo possiamo presentarci davanti a Lui senza maschere.

Possiamo dirgli:

«Signore, questo sono io. Entra anche nelle stanze del mio cuore che preferirei tenere chiuse.»

Non una facciata, ma un cuore vero

Gesù desidera cristiani autentici, non perfetti.

C’è una grande differenza.

La persona perfetta non sbaglia mai: e noi non lo siamo.

La persona autentica, invece, quando sbaglia riconosce il proprio errore, chiede perdono e ricomincia.

Quando cade, non finge di essere rimasta in piedi.

Quando è debole, non ha paura di chiedere aiuto.

Quando scopre dentro di sé qualcosa che non appartiene al Vangelo, lo consegna alla misericordia di Dio.

Questa è una vita spirituale vera.

Non costruire una bella facciata.

Lasciarsi trasformare dall’interno.

Anche noi possiamo costruire «sepolcri»

Gesù rimprovera poi coloro che costruiscono monumenti ai profeti del passato dicendo che, se fossero vissuti al tempo dei loro padri, non avrebbero partecipato alla loro uccisione.

È un’altra tentazione molto umana.

È facile riconoscere il bene quando appartiene al passato.

Più difficile è riconoscere la voce di Dio quando ci interpella oggi, magari attraverso una persona scomoda, una correzione che non vogliamo ascoltare o una situazione che ci obbliga a cambiare.

Possiamo ammirare i santi e contemporaneamente rifiutare ciò che la loro vita ci chiede.

Possiamo venerare San Francesco e rimanere attaccati a tutto.

Possiamo amare Santa Teresa e non trovare cinque minuti di silenzio per Dio.

Possiamo contemplare Cristo crocifisso e continuare a rifiutare il perdono.

I santi non sono statue da ammirare.

Sono strade da percorrere.

La domanda di oggi

Il Vangelo ci lascia allora una domanda che vale la pena portare nella preghiera:

Sono la stessa persona davanti a Dio e davanti agli altri?

Non dobbiamo rispondere con paura.

Possiamo semplicemente chiedere allo Spirito Santo di mostrarci con delicatezza un punto della nostra vita nel quale abbiamo bisogno di maggiore autenticità.

Forse dobbiamo perdonare.

Forse chiedere scusa.

Forse riconoscere una debolezza.

Forse smettere di preoccuparci tanto del giudizio degli altri.

Forse tornare a una preghiera più semplice e sincera.

Gesù non ci chiede una facciata impeccabile.

Ci chiede un cuore aperto.

E un cuore aperto, anche quando è ferito e imperfetto, può diventare nelle mani di Dio qualcosa di meraviglioso.

Impegno del giorno

Oggi proviamo a compiere un gesto di autenticità.

Se abbiamo sbagliato, ammettiamolo.

Se dobbiamo chiedere perdono, facciamolo.

Se stiamo giudicando qualcuno, fermiamoci e preghiamo per quella persona.

E questa sera chiediamoci:

«Oggi ho cercato di apparire buono o ho cercato davvero di amare?»

Preghiera

Signore Gesù,
davanti a Te non voglio indossare maschere.

Tu conosci ciò che sono,
le mie luci e le mie ombre,
la mia fede e le mie contraddizioni.

Purifica il mio cuore.

Liberami dall’ipocrisia,
dal bisogno di apparire,
dal giudizio e dall’orgoglio.

Fa’ che le mie parole corrispondano alla mia vita
e che la mia preghiera diventi carità concreta.

Dammi il coraggio di riconoscere i miei errori,
l’umiltà di chiedere perdono
e la forza di ricominciare.

Non permettere che io costruisca soltanto una bella facciata.

Rendimi vero, Signore.

Fa’ che ciò che gli altri vedono di me
nasca realmente da un cuore che appartiene a Te.

Amen.

❤️ Gesù, confido in Te!

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