Santi Cosma e Damiano, martiri

Quando la cura diventa carità

Oggi, 26 settembre, la Chiesa ricorda i Santi Cosma e Damiano, martiri.

La tradizione ce li presenta come fratelli e medici. Ma c’è qualcosa che rende particolarmente bella la loro testimonianza: curavano senza chiedere denaro.

Per questo vennero chiamati anàrgiri, cioè “senza argento”.

Per loro la medicina non era soltanto una professione. Era un modo concreto per incontrare la sofferenza dell’altro e servirlo.

Ed è forse proprio qui che Cosma e Damiano hanno ancora moltissimo da dire al nostro tempo.

Non tutti siamo medici.
Non tutti possiamo guarire una malattia.
Ma tutti possiamo prenderci cura di qualcuno.

Possiamo ascoltare chi ha bisogno di parlare.
Possiamo telefonare a una persona sola.
Possiamo accompagnare un anziano.
Possiamo avere pazienza con un malato.
Possiamo preparare un pasto per chi è stanco.
Possiamo pregare per chi soffre.

Ci sono gesti piccolissimi che agli occhi del mondo sembrano non valere nulla, ma che davanti a Dio diventano opere d’amore.

Cosma e Damiano avevano compreso qualcosa di profondamente evangelico: ciò che abbiamo ricevuto da Dio può diventare dono per gli altri.

Un talento.
Una capacità.
Il nostro tempo.
Le nostre mani.
La nostra professione.
Persino le esperienze dolorose attraversate nella vita possono renderci più capaci di comprendere la sofferenza degli altri.

La santità non consiste necessariamente nel compiere imprese straordinarie.

A volte passa attraverso una mano che cura, una parola pronunciata con dolcezza, una presenza silenziosa accanto a un letto, una medicina preparata con attenzione, un turno di lavoro vissuto con coscienza, una persona fragile trattata con dignità.

Pensiamo oggi anche a medici, infermieri, farmacisti, operatori sanitari, volontari e familiari che assistono una persona malata.

Dietro ogni malato c’è una storia.
C’è una paura.
C’è una famiglia.
C’è una persona che non vuole essere considerata soltanto una diagnosi o un numero.

Cosma e Damiano ci ricordano che curare significa prima di tutto incontrare una persona.

Ma la loro testimonianza non si fermò alla cura dei malati.

La loro fedeltà a Cristo li condusse fino al martirio.

Quelle mani che avevano servito gratuitamente gli altri appartenevano a due uomini che avevano scelto di appartenere completamente al Signore.

Ed ecco allora la domanda che possiamo portare con noi oggi:

“Quello che Dio mi ha donato, come posso trasformarlo in un dono per qualcuno?”

Non serve cercare qualcosa di grande.

Forse la persona da amare oggi vive già nella nostra casa.

Forse è qualcuno che incontreremo al lavoro.

Forse è una persona malata.

Forse è qualcuno che nessuno ascolta più.

Chiediamo ai Santi Cosma e Damiano di insegnarci quella carità che non calcola continuamente quanto riceverà in cambio.

Una carità semplice.

Concreta.

Silenziosa.

Una carità che sappia riconoscere nel volto di chi soffre il volto stesso di Cristo.

Preghiera

Santi Cosma e Damiano,
voi che avete messo le vostre capacità
al servizio dei malati e dei sofferenti,
intercedete per noi.

Pregate per tutti coloro che sono malati,
per chi attende una diagnosi,
per chi affronta una terapia,
per chi ha paura
e per chi sta perdendo la speranza.

Proteggete i medici,
gli infermieri,
i farmacisti,
gli operatori sanitari
e tutti coloro che ogni giorno
si prendono cura della vita.

Sostenete anche le famiglie
che assistono con amore una persona fragile.

Insegnateci a non passare indifferenti
davanti alla sofferenza degli altri
e ad usare ciò che abbiamo ricevuto
per fare del bene.

E quando amare costa fatica,
ricordateci che ogni gesto compiuto per amore
può diventare una piccola offerta al Signore.

Santi Cosma e Damiano, pregate per noi.

Amen.

La Preghiera del Cuore, con Vania

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