🌿 Vangelo del giorno: Matteo 9,9-13

«Seguimi». La misericordia che ci fa alzare
C’è una parola piccolissima nel Vangelo di oggi, eppure dentro quella parola è racchiusa un’intera vita:
«Seguimi».
Gesù passa e vede Matteo seduto al banco delle imposte. Agli occhi della gente è un pubblicano, un uomo compromesso, uno di quelli dai quali sarebbe meglio stare lontani.
Gesù, invece, vede un uomo.
Non gli fa prima un interrogatorio. Non gli domanda di sistemare la propria vita e poi tornare. Non gli dice: “Quando sarai diventato degno, potrai seguirmi”.
Lo chiama adesso.
Ed è forse questa una delle cose più belle del Vangelo: Dio non ci ama soltanto per quello che potremmo diventare. Ci raggiunge nella realtà concreta della nostra vita, anche quando quella realtà è disordinata, fragile o lontana da Lui.
Gesù passa proprio davanti al nostro banco
Anche noi abbiamo un nostro “banco delle imposte”.
Può essere un’abitudine alla quale siamo troppo attaccati, una ferita che continuiamo a custodire, un peccato dal quale facciamo fatica a liberarci, una paura, un rancore, oppure semplicemente quella parte della nostra vita nella quale ci siamo accomodati pensando: ormai sono così.
Ed è proprio lì che Gesù passa.
Non sempre la sua chiamata ci chiede gesti straordinari. A volte quel «Seguimi» significa perdonare. Altre volte ricominciare a pregare, chiedere scusa, scegliere il bene quando costa, avvicinarsi nuovamente ai sacramenti, dedicare tempo a una persona che ha bisogno di noi.
Matteo compie però un gesto decisivo:
«Ed egli si alzò e lo seguì».
Prima di seguire Gesù bisogna alzarsi.
Alzarsi significa non permettere più al nostro passato di decidere chi saremo domani. Significa credere che la grazia di Dio possa ancora aprire una strada dove noi vediamo soltanto i nostri limiti.
«Misericordia io voglio e non sacrifici»
La scena poi si sposta a tavola.
Gesù mangia con pubblicani e peccatori e questo scandalizza i farisei. Ma la risposta del Signore rivela il cuore della sua missione:
«Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati».
Gesù non approva il peccato: viene proprio per guarire il peccatore.
Ecco perché aggiunge:
«Misericordia io voglio e non sacrifici».
Possiamo compiere molte pratiche religiose e, nello stesso tempo, avere un cuore duro verso chi cade. Possiamo pregare tanto e diventare severissimi nel giudicare gli altri.
Gesù ci ricorda che una fede autentica deve renderci sempre più simili al suo cuore.
Un cuore capace di dire la verità senza umiliare.
Di correggere senza disprezzare.
Di accogliere senza giudicare.
Di vedere nell’altro non soltanto ciò che è oggi, ma anche ciò che la grazia di Dio può farne domani.
Matteo ne è la prova.
Gli uomini vedevano un pubblicano.
Gesù vedeva già un discepolo.
Gli uomini vedevano il suo passato.
Gesù vedeva la strada che avrebbe potuto percorrere con Lui.
E forse oggi Gesù guarda anche noi così.
Non soltanto per quello che siamo stati. Non soltanto per le nostre cadute. Non soltanto per ciò che ancora non riusciamo a cambiare.
Ci guarda e ancora una volta dice:
«Seguimi».
La domanda di oggi allora è semplice:
Qual è il “banco” dal quale Gesù mi sta chiedendo di alzarmi?
Non occorre conoscere tutta la strada.
Matteo non sapeva dove lo avrebbe condotto quel primo passo.
Gli è bastato riconoscere Colui che lo stava chiamando.
🙏 Preghiera
Signore Gesù,
passa ancora oggi nella mia vita
e fermati davanti al mio cuore.
Tu conosci ciò che sono,
le mie fragilità, le mie cadute
e tutto ciò che ancora mi trattiene.
Quando mi dici «Seguimi»,
donami il coraggio di alzarmi.
Liberami dalla tentazione di giudicare gli altri
e insegnami a guardarli con la tua misericordia.
Fa’ che non dimentichi mai
che anch’io sono una persona raggiunta,
perdonata e chiamata dal tuo amore.
E quando avrò paura di non essere degna di Te,
ricordami che Tu non sei venuto
a chiamare i giusti, ma i peccatori.
Gesù, confido in Te! ❤️
La Preghiera del Cuore, con Vania
