San Vincenzo de’ Paoli

La carità che riconosce Cristo nel povero
Oggi, 27 settembre, la Chiesa ci fa incontrare San Vincenzo de’ Paoli, sacerdote e grande apostolo della carità.
Quando pensiamo a lui, pensiamo immediatamente ai poveri.
Agli affamati.
Ai malati.
Ai bambini abbandonati.
Ai carcerati.
Alle persone dimenticate ai margini della società.
Ma San Vincenzo non fu semplicemente un uomo generoso che decise di aiutare chi aveva bisogno.
Alla radice della sua carità c’era qualcosa di molto più profondo:
aveva imparato a riconoscere Gesù nel volto del povero.
Ed è proprio questo che rende ancora oggi così attuale la sua testimonianza.
Dalla fede alle mani
Possiamo pregare molto.
Possiamo amare la Parola di Dio.
Possiamo partecipare alla Santa Messa.
Possiamo avere tante devozioni.
Ma prima o poi la preghiera deve raggiungere anche le nostre mani.
Deve diventare uno sguardo capace di accorgersi di qualcuno.
Una porta che si apre.
Un piatto condiviso.
Un vestito donato.
Una telefonata.
Una visita.
Un aiuto concreto.
Una parola pronunciata con rispetto a una persona che tutti gli altri ignorano.
San Vincenzo ci insegna che la carità cristiana non è soltanto provare compassione.
È lasciarsi disturbare dalla sofferenza dell’altro.
È domandarsi:
“Io, concretamente, cosa posso fare?”
Una carità organizzata
C’è un aspetto particolarmente bello nella vita di San Vincenzo.
Non si limitava a distribuire qualche elemosina.
Capì che, per aiutare davvero le persone, occorreva anche organizzare la carità.
Coinvolse uomini e donne, sacerdoti e laici. Fondò la Congregazione della Missione e, insieme a Santa Luisa de Marillac, diede origine alle Figlie della Carità.
Voleva che l’amore diventasse concreto, efficace, perseverante.
Perché una persona affamata non ha bisogno soltanto di sentirsi dire che Dio la ama.
Ha bisogno anche di pane.
Un malato ha bisogno della preghiera, ma anche di qualcuno che gli stia accanto.
Una persona sola ha bisogno di sapere che non è dimenticata.
La fede non oppone mai queste due dimensioni.
Preghiera e carità si sostengono a vicenda.
Più incontriamo veramente Cristo, più impariamo a riconoscerlo negli altri.
I poveri non sono un problema da risolvere
San Vincenzo ci insegna anche qualcosa di ancora più delicato.
Il povero non è semplicemente qualcuno al quale “diamo qualcosa”.
È una persona.
Ha un nome.
Una storia.
Una dignità.
Talvolta può essere difficile da comprendere, può avere ferite profonde, può persino reagire male al nostro aiuto.
La carità cristiana non significa sentirci superiori perché siamo dalla parte di chi dona.
Significa incontrare l’altro da fratello a fratello.
Perché davanti a Dio siamo tutti poveri.
Tutti abbiamo bisogno di misericordia.
Qual è il povero che Dio mette davanti a me?
Forse leggendo la vita di San Vincenzo pensiamo subito alle grandi opere di carità.
Ma non tutti siamo chiamati a fondare istituzioni o ad assistere centinaia di persone.
La domanda può essere molto più semplice:
Chi è la persona che Dio mi sta chiedendo di vedere oggi?
Potrebbe essere qualcuno che ha bisogno di mangiare.
Ma potrebbe essere anche un anziano che non riceve visite.
Una persona malata.
Una madre in difficoltà.
Qualcuno che ha perso il lavoro.
Una famiglia che attraversa un periodo duro.
Una persona che tutti giudicano.
O semplicemente qualcuno che ha bisogno di essere ascoltato.
La povertà non è soltanto mancanza di denaro.
Esiste anche una terribile povertà di solitudine, di affetto e di speranza.
“La carità è inventiva all’infinito”
Questa celebre espressione attribuita a San Vincenzo ci offre quasi un programma.
L’amore trova strade.
Quando non può fare una cosa grande, ne fa una piccola.
Quando non può risolvere un problema, rimane accanto alla persona.
Quando non ha denaro da offrire, dona tempo.
Quando non sa cosa dire, ascolta.
Quando non può essere presente, prega.
La carità non domanda continuamente:
“Quanto devo fare?”
Domanda:
“Come posso amare questa persona oggi?”
Una domenica che ci chiama alla concretezza
Il Vangelo di questa domenica ci ha parlato del figlio che alla fine va nella vigna.
San Vincenzo sembra mostrarci concretamente cosa significhi entrare nella vigna del Padre.
Non fermarsi alle parole.
Andare.
Servire.
Accorgersi.
Amare.
E proprio oggi, nella Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, possiamo allargare ancora di più il nostro sguardo a chi ha dovuto lasciare la propria casa, a chi vive nella precarietà, a chi cerca sicurezza e a chi rischia di diventare invisibile ai nostri occhi.
La carità comincia quando davanti a noi non vediamo più una categoria, ma una persona.
Preghiera
San Vincenzo de’ Paoli,
tu che hai riconosciuto Cristo
nel volto dei poveri e dei sofferenti,
intercedi per noi.
Chiedi al Signore di liberarci
dall’indifferenza e dall’egoismo.
Donaci occhi capaci di vedere
chi vive accanto a noi nel bisogno.
Donaci mani disponibili ad aiutare,
parole capaci di consolare
e un cuore che non giudichi.
Insegnaci una carità concreta,
umile e perseverante.
Fa’ che la nostra preghiera
non rimanga soltanto sulle labbra,
ma diventi servizio, condivisione
e attenzione verso gli altri.
Intercedi per i poveri,
i malati, gli anziani soli,
le famiglie in difficoltà,
i migranti, i rifugiati
e per tutti coloro che nessuno vede.
E insegnaci a riconoscere in ciascuno di loro
il volto di Gesù.
San Vincenzo de’ Paoli, prega per noi.
Amen.
La Preghiera del Cuore, con Vania
