Giovedì dedicato al Santissimo Sacramento

Davanti a Te non devo dimostrare nulla
Ci sono giorni nei quali arriviamo davanti a Gesù con tante parole.
Abbiamo persone da affidargli, problemi da raccontargli, paure, desideri, domande alle quali vorremmo finalmente una risposta.
E poi ci sono giorni nei quali non abbiamo più nemmeno le parole.
Ci sediamo davanti al tabernacolo e rimaniamo lì.
Stanchi.
Distratti.
Forse anche un po’ vuoti.
Ed è proprio allora che possiamo scoprire una delle verità più consolanti dell’adorazione eucaristica:
non siamo noi a dover riempire quel momento.
Gesù è già lì.
Lui è presente
Davanti al Santissimo Sacramento non siamo davanti a un ricordo.
La fede della Chiesa ci insegna che nell’Eucaristia Cristo è realmente presente.
Quel Gesù che camminava sulle strade della Galilea.
Quel Gesù che guardava negli occhi i peccatori senza condannarli.
Quel Gesù che toccava i malati.
Quel Gesù che consolava chi piangeva.
Quel Gesù che perdonava.
Quel Gesù che sulla Croce ha dato tutto se stesso.
È Lui.
Ed è lì.
Forse i nostri occhi vedono soltanto un’Ostia consacrata.
Ma la fede sussurra al cuore:
“È il Signore.”
Lasciarsi guardare da Gesù
Siamo abituati a pensare alla preghiera come a qualcosa che dobbiamo fare noi.
Recitare.
Chiedere.
Ringraziare.
Meditare.
E tutto questo è prezioso.
Ma l’adorazione ci insegna anche un’altra forma di preghiera:
lasciarsi guardare da Dio.
Sedersi davanti a Gesù e permettergli di raggiungere quelle parti del nostro cuore che non sappiamo nemmeno spiegare.
Lui conosce già tutto.
Conosce la stanchezza che nascondiamo.
Le lacrime che non abbiamo versato.
Le preoccupazioni che continuiamo a portare.
Le persone che amiamo.
Le ferite che ancora fanno male.
I peccati per i quali ci vergogniamo.
E conosce anche quel piccolo desiderio di bene che magari nessun altro vede.
Davanti a Lui non dobbiamo fingere.
Possiamo semplicemente essere.
«Gesù, eccomi»
Forse oggi non abbiamo bisogno di una lunga preghiera.
Potremmo entrare in chiesa, inginocchiarci o sederci davanti al tabernacolo e dire soltanto:
“Gesù, eccomi.”
Poi rimanere in silenzio.
Quando arrivano le distrazioni, tornare a Lui.
“Gesù, eccomi.”
Quando arriva una preoccupazione:
“Gesù, pensaci Tu.”
Quando viene in mente qualcuno che soffre:
“Gesù, te lo affido.”
Quando sentiamo il peso dei nostri errori:
“Gesù, abbi misericordia di me.”
E quando non sappiamo più cosa dire:
“Gesù, ti amo.”
Questa è già preghiera.
Portiamo davanti a Lui chi amiamo
C’è qualcosa di bellissimo che possiamo fare durante l’adorazione.
Possiamo portare con noi, spiritualmente, tutte le persone che Dio ha affidato alla nostra vita.
La nostra famiglia.
I nostri figli.
Il nostro coniuge.
Gli amici.
Chi è malato.
Chi ci ha chiesto una preghiera.
Chi non riesce più a pregare.
Persino chi ci ha ferito.
Possiamo immaginare di deporre ogni nome ai piedi dell’altare.
Uno dopo l’altro.
E dire:
“Gesù, io non posso arrivare dove arrivi Tu.
Prenditi cura Tu di questa persona.”
Che liberazione ricordarci che non siamo noi i salvatori delle persone che amiamo.
Il Salvatore è già qui.
Il silenzio non è tempo perso
Il mondo ci insegna che ogni minuto deve produrre qualcosa.
Bisogna fare.
Organizzare.
Risolvere.
Correre.
L’adorazione eucaristica ci insegna esattamente il contrario.
Ci insegna che esiste un tempo apparentemente improduttivo che può diventare uno dei momenti più fecondi della giornata:
stare con Gesù.
Non dobbiamo ottenere qualcosa.
Non dobbiamo sentire qualcosa.
Non dobbiamo uscire dalla chiesa con un’emozione particolare.
L’amore non si misura dalle emozioni.
A volte adorare significa semplicemente restare.
E dire con la nostra presenza:
“Signore, credo che Tu sei qui e per questo rimango con Te.”
Un cuore eucaristico
Ma prima o poi dobbiamo alzarci.
L’adorazione termina e torniamo alla nostra casa, alla famiglia, al lavoro, alle difficoltà quotidiane.
Ed è lì che comincia un’altra forma di adorazione.
Se siamo stati davanti a Gesù Eucaristia, qualcosa di quel Pane dovrebbe entrare nella nostra maniera di vivere.
Gesù si spezza.
Gesù si dona.
Gesù si lascia consumare per amore.
Anche noi possiamo diventare, nelle piccole cose, pane per qualcuno.
Con una parola gentile.
Con una telefonata.
Con un gesto di pazienza.
Preparando un pasto.
Perdonando.
Ascoltando.
Prendendoci cura di chi dipende da noi.
Offrendo in silenzio una fatica.
Allora l’adorazione non rimane chiusa dentro una chiesa.
Continua nella vita.
Oggi fermiamoci davanti a Lui
In questo giovedì dedicato al Santissimo Sacramento, proviamo a regalare a Gesù qualche minuto.
Cinque.
Dieci.
Un’ora, se possiamo.
Non importa quanto.
Importa esserci.
Entriamo davanti a Lui senza pretendere nulla.
E lasciamo che sia il nostro cuore a dire:
“Gesù, sono venuta semplicemente per stare con Te.”
Forse non sentiremo nulla.
Forse usciremo con gli stessi problemi con cui siamo entrati.
Ma avremo fatto qualcosa di immensamente prezioso:
saremo rimasti accanto a Colui che ci ama.
Preghiera davanti al Santissimo Sacramento
Gesù Eucaristia,
eccomi davanti a Te.
Non voglio riempire questo momento
di tante parole.
Tu conosci già tutto.
Conosci ciò che mi pesa,
ciò che desidero,
ciò che temo
e ciò che non riesco nemmeno a spiegare.
Oggi voglio soltanto restare con Te.
Guarda il mio cuore, Gesù.
Entra nelle sue ferite,
metti ordine nei suoi pensieri,
porta pace nelle sue paure.
Ti affido la mia famiglia,
le persone che amo,
chi soffre
e tutti coloro che hanno bisogno
della tua misericordia.
Insegnami a diventare anch’io
pane spezzato per gli altri:
più paziente,
più disponibile,
più misericordiosa,
più capace di amare.
Quando uscirò da questo momento di preghiera,
fa’ che qualcosa di Te rimanga in me.
Gesù Eucaristia,
io credo che Tu sei qui.
Ti adoro.
Ti amo.
Mi fido di Te.
Mi affido a Te.
Resta con me, Signore.
Amen.
La Preghiera del Cuore, con Vania
