112ª Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato

«Anche uno solo di questi bambini»
Domenica 27 settembre 2026
Oggi la Chiesa celebra la 112ª Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato.
Papa Leone XIV ha scelto per questa giornata un tema che non permette di rimanere indifferenti:
«Anche uno solo di questi bambini».
Non una folla indistinta.
Non soltanto numeri.
Non statistiche.
Un bambino.
Un volto.
Un nome.
Una storia.
Un bambino che forse ha lasciato la propria casa senza sapere se vi farà ritorno.
Un bambino che ha attraversato confini che non comprende.
Un bambino che può aver conosciuto la guerra, la povertà, la violenza o la separazione dalla propria famiglia.
Prima ancora di essere “migrante” o “rifugiato”, è semplicemente un bambino.
Ed è proprio qui che il Vangelo ci chiede di cambiare sguardo.
«Chi accoglie un bambino, accoglie me»
Gesù lega l’accoglienza dei piccoli all’accoglienza della sua stessa persona.
Questo cambia tutto.
Per un cristiano l’altro non è mai soltanto un problema da risolvere.
È una persona nella quale possiamo incontrare Cristo.
E quando davanti a noi c’è un bambino, questa chiamata diventa ancora più forte.
Papa Leone XIV ricorda che i minori sono tra le persone più vulnerabili coinvolte nelle migrazioni: alcuni hanno perso familiari e amici, altri vivono separazioni dolorose, altri affrontano viaggi estremamente difficili insieme ai propri genitori.
Dietro queste realtà non possiamo vedere soltanto una questione sociale.
Ci sono vite da custodire.
Anche uno solo
Forse una delle espressioni più forti del messaggio di quest’anno è proprio questa:
anche uno solo.
Il Vangelo non ragiona soltanto attraverso i grandi numeri.
Se anche un solo bambino soffre, quella vita conta.
Se anche un solo bambino ha paura, quella paura merita ascolto.
Se anche un solo bambino è solo, qualcuno è chiamato a farsi prossimo.
Se anche un solo bambino ha bisogno di protezione, non possiamo pensare che sia troppo poco per interessarci.
Per Dio nessuna persona è una statistica.
Ogni vita ha un valore.
La Santa Famiglia conosce la fuga
C’è poi un’immagine profondamente cristiana che oggi non possiamo dimenticare.
Maria, Giuseppe e Gesù furono costretti a fuggire in Egitto.
Gesù stesso, ancora bambino, conobbe una famiglia costretta ad abbandonare la propria terra davanti alla violenza di Erode.
Possiamo immaginare Maria che stringe suo Figlio.
Giuseppe che cerca una strada sicura.
L’incertezza.
La paura.
La lontananza dalla propria casa.
Per questo oggi possiamo affidare proprio alla Santa Famiglia tutti i bambini migranti e rifugiati.
Maria conosce il cuore di una madre che deve proteggere suo figlio.
Giuseppe conosce la responsabilità di un padre che cerca sicurezza per la propria famiglia.
E Gesù è stato quel Bambino portato lontano dalla propria terra.
Non voltarsi dall’altra parte
Il messaggio del Santo Padre ricorda anche una realtà luminosa.
Accanto alla sofferenza esistono persone che scelgono di non voltarsi dall’altra parte.
Famiglie.
Educatori.
Volontari.
Operatori.
Comunità cristiane.
Persone che offrono tempo, ascolto, assistenza e protezione.
Forse non possiamo risolvere da soli le grandi tragedie del mondo.
Ma possiamo decidere quale cuore avere davanti alla sofferenza.
Possiamo informarci prima di giudicare.
Possiamo educare i nostri figli al rispetto.
Possiamo sostenere chi opera concretamente accanto alle persone vulnerabili.
Possiamo evitare parole che umiliano.
Possiamo pregare.
Possiamo guardare un volto e ricordarci:
questa persona è amata da Dio.
Prima il bambino, poi l’etichetta
C’è un passaggio fondamentale nel messaggio di questa giornata: siamo chiamati a riconoscere il bambino nella sua dignità prima ancora della sua condizione di migrante.
È una lezione che può andare molto oltre questa giornata.
Prima dell’etichetta viene sempre la persona.
Prima della provenienza, la persona.
Prima della condizione sociale, la persona.
Prima delle nostre opinioni, la persona.
E per noi cristiani c’è ancora qualcosa di più:
in quella persona Cristo ci viene incontro.
Una domanda per noi
Oggi potremmo allora chiederci:
Come guardo chi arriva da lontano?
Con paura?
Con indifferenza?
Con giudizi già pronti?
Oppure provo almeno a ricordare che dietro ogni storia migratoria esistono persone reali?
La Chiesa non ci chiede di ignorare la complessità dei problemi.
Ci chiede però di non perdere mai ciò che viene prima di tutto:
la dignità della persona umana.
E davanti a un bambino questa responsabilità diventa ancora più evidente.
Una Chiesa che diventa casa
Quanto sarebbe bello se le nostre comunità cristiane fossero luoghi nei quali un bambino, qualunque sia la sua provenienza, possa sentirsi accolto.
Una Chiesa nella quale nessuno debba sentirsi invisibile.
Una comunità nella quale la diversità non cancelli la fraternità.
Perché quando accogliamo un piccolo, Gesù ci ricorda che stiamo accogliendo Lui.
Forse non cambieremo il destino di milioni di persone.
Ma il Vangelo oggi non ci domanda di cominciare dai milioni.
Ci dice:
anche uno solo.
Una persona.
Un bambino.
Un gesto.
Una porta aperta.
Una mano tesa.
Una preghiera.
Ed è così che l’amore comincia.
Preghiera per i bambini migranti e rifugiati
Signore Gesù,
oggi vogliamo affidarti
tutti i bambini migranti e rifugiati.
Tu conosci i loro nomi,
le loro storie,
le loro paure
e i sogni che custodiscono nel cuore.
Proteggi chi è in viaggio.
Custodisci chi è lontano dalla propria casa.
Consola chi ha perso una persona amata.
Riunisci le famiglie separate.
Difendi i piccoli dalla violenza,
dallo sfruttamento e da ogni forma di abuso.
Metti accanto a loro
persone capaci di proteggerli,
educarli e amarli.
Dona a noi un cuore
che non trasformi mai una persona in un numero.
Insegnaci a riconoscere prima di tutto
un bambino da custodire,
un fratello da accogliere,
una vita preziosa ai tuoi occhi.
Maria Santissima e San Giuseppe,
che avete protetto Gesù durante la fuga in Egitto,
accompagnate tutte le famiglie costrette a lasciare la propria terra.
E rendete le nostre comunità
luoghi nei quali nessuno si senta dimenticato.
Gesù, insegnaci ad accogliere Te
in ogni piccolo che incontriamo.
Amen.
La Preghiera del Cuore, con Vania
