La Trasfigurazione del Signore

Sul monte con Gesù: contemplare la sua gloria per affrontare la croce
«Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo.»
(Mt 17,5)
Un raggio di Cielo sulla terra
Ogni anno, il 6 agosto, la Chiesa celebra una delle feste più luminose dell’anno liturgico: la Trasfigurazione del Signore.
Per un istante, il velo che nasconde la gloria di Cristo viene sollevato. Gli Apostoli vedono ciò che normalmente rimane nascosto agli occhi umani: Gesù non è soltanto un Maestro, un Profeta o un Uomo giusto. Egli è il Figlio eterno di Dio, la Luce che nessuna tenebra può spegnere.
È una festa che ci invita ad alzare lo sguardo.
Nel rumore del mondo, nelle preoccupazioni quotidiane, nelle fatiche della vita, il Signore ci prende per mano e ci conduce sul monte, perché anche noi possiamo contemplare il suo volto.
Il monte Tabor: il luogo dell’incontro
Il Vangelo racconta che Gesù prende con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e sale su un alto monte.
Nella Sacra Scrittura il monte è sempre il luogo dell’incontro con Dio.
Mosè riceve la Legge sul Sinai.
Elia ascolta la brezza leggera sull’Oreb.
Ora Gesù sale sul monte non per ricevere una rivelazione, ma perché è Lui stesso la Rivelazione del Padre.
Davanti agli Apostoli il suo volto risplende come il sole e le sue vesti diventano candide come la luce.
Non è una luce che proviene dall’esterno.
È la gloria divina che abita eternamente nel Figlio e che, per un momento, si manifesta agli occhi dei discepoli.
Perché Gesù si trasfigura?
Potremmo domandarci: perché proprio in quel momento?
La risposta è meravigliosa.
Pochi giorni dopo, Gesù inizierà il cammino verso Gerusalemme, dove lo attendono la Passione e la Croce.
Gli Apostoli sono ancora incapaci di comprendere quel mistero.
Per questo il Signore mostra loro la sua gloria.
Vuole che, quando lo vedranno coperto di sangue sul Calvario, ricordino il suo volto splendente sul Tabor.
La Croce non sarà una sconfitta.
Sarà la strada verso la gloria.
Anche nella nostra vita il Signore ci concede piccoli “Tabor”: momenti di pace, di preghiera intensa, di consolazione spirituale, nei quali ci fa intuire la sua presenza.
Non sono un premio.
Sono una forza per affrontare le prove che verranno.
Mosè ed Elia
Accanto a Gesù appaiono Mosè ed Elia.
Mosè rappresenta la Legge.
Elia rappresenta i Profeti.
Tutta la storia della salvezza converge in Cristo.
Ciò che era stato annunciato nei secoli trova finalmente il suo compimento.
Gesù non abolisce la Legge.
La porta a pienezza.
Non cancella le promesse.
Le realizza.
Per questo tutta la Sacra Scrittura conduce a Lui.
«Ascoltatelo»
Dal cielo si ode la voce del Padre:
«Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo.»
È il cuore di tutta la festa.
Non dice:
“Guardatelo.”
“Studiatelo.”
“Ammiratelo.”
Dice:
“Ascoltatelo.”
Perché soltanto chi ascolta Cristo può imparare a vivere.
Oggi siamo circondati da mille voci.
Notizie.
Social.
Pubblicità.
Opinioni.
Rumori continui.
Eppure il Padre continua a ripetere la stessa parola rivolta agli Apostoli:
Ascoltate Gesù.
La sua Parola illumina ciò che è confuso.
Consola ciò che è ferito.
Rialza chi è caduto.
Dona pace a chi vive nell’inquietudine.
Il nostro monte
Anche noi siamo chiamati a salire sul monte.
Non occorre andare lontano.
Il nostro Tabor può essere una piccola chiesa silenziosa.
Un momento davanti al Santissimo Sacramento.
La Liturgia delle Ore pregata con calma.
Il Rosario recitato con amore.
La Bibbia aperta sul tavolo di casa.
Un angolo della nostra abitazione dove ogni giorno incontriamo il Signore.
Ogni volta che scegliamo il silenzio invece del rumore, la preghiera invece della fretta, Dio ci conduce un po’ più in alto.
E lì il cuore cambia.
Non sempre vedremo luci straordinarie.
Non sentiremo voci dal cielo.
Ma usciremo dalla preghiera più forti, più sereni e più capaci di amare.
È questa la vera Trasfigurazione.
La luce che trasfigura la vita
Gli Apostoli avrebbero voluto rimanere sul monte.
Pietro esclama:
«Signore, è bello per noi essere qui!»
Chi ha sperimentato la presenza di Dio comprende queste parole.
Vorremmo trattenere quei momenti per sempre.
Ma Gesù non permette di fermarsi.
Li conduce di nuovo nella valle.
Perché la fede non consiste nel fuggire dal mondo.
Consiste nel portare nel mondo la luce ricevuta sul monte.
La preghiera autentica ci cambia.
Ci rende più pazienti.
Più misericordiosi.
Più umili.
Più disponibili al perdono.
Chi contempla Cristo non può rimanere uguale.
Vivere oggi la festa della Trasfigurazione
Questa festa può diventare un’occasione concreta per rinnovare il nostro rapporto con il Signore.
Se possibile, partecipiamo alla Santa Messa.
Dedichiamo qualche minuto alla lettura del Vangelo della Trasfigurazione.
Cerchiamo un momento di silenzio davanti a Gesù.
Spegniamo, almeno per un poco, tutto ciò che distrae il cuore.
Lasciamo che sia Lui a parlare.
Forse non vedremo il suo volto splendere come Pietro, Giacomo e Giovanni.
Ma la sua luce entrerà ugualmente nella nostra vita.
E sarà sufficiente per illuminare il passo successivo del nostro cammino.
Preghiera
Signore Gesù,
Tu che sul monte Tabor hai manifestato ai tuoi discepoli la gloria del tuo volto, trasfigura anche il nostro cuore.
Illumina le nostre oscurità, rafforza la nostra fede e insegnaci ad ascoltare la tua voce sopra ogni altra.
Quando la croce della vita diventa pesante, ricordaci che oltre il Venerdì Santo esiste sempre la luce della Risurrezione.
Fa’ che ogni momento di preghiera sia per noi un piccolo Tabor, dove imparare a conoscerti, ad amarti e a seguirti con maggiore fedeltà.
Rendici riflesso della tua luce nelle nostre famiglie, nei luoghi di lavoro e in ogni incontro quotidiano.
E quando terminerà il nostro pellegrinaggio terreno, donaci di contemplare per sempre quel volto glorioso che oggi adoriamo nella fede.
Amen.
“Signore, è bello per noi essere qui.” (Mt 17,4)
Che questa festa ci ricordi che ogni volta che scegliamo di stare con Gesù nella preghiera, il Cielo si avvicina alla terra e il nostro cuore comincia, poco alla volta, a trasfigurarsi nel suo amore.
